Le epigrafi della Transilvania nel codice CCXXXVIII della Biblioteca Capitolare di Verona

Data inizio
1 maggio 2008
Durata (mesi) 
24
Dipartimenti
Culture e Civiltà
Responsabili (o referenti locali)
Buonopane Alfredo
Parole chiave
'Maffei' 'transilvania' 'epigrafi'

La ricerca prende le mosse da uno scritto di Scipione Maffei. Nell’articolo Museo Imperiale d’Inscrizioni, pubblicato nel 1737 nel primo tomo delle «Osservazioni letterarie», egli, infatti, rievoca la storia di una singolare impresa di collezionismo antiquario promossa su suo stimolo dall’imperatore Carlo VI:
«L’anno 1722 lavorandosi per ordine di S.M. ad una gran fortezza in Transilvania nel sito della città di Weissenburg, ora Carlsburg, nello scavar profondamente il terreno, sì per le fosse, come per trovar materiali, s’incontrarono ruine grandi d’antichi edifizi, e tra queste più lapidi con inscrizioni. Trovavasi quivi il conte Giuseppe Ariosti, capitano allora, ed ora tenente colonnello nelle truppe imperiali. Il suo genio erudito lo spinse subito a stare in attenzion di esse, a ricopiarle con somma diligenza, ed a far ricerca d’altre ancora che si trovavano in detta città e ne i contorni. Copia di tutte mandò al marchese Maffei, che si tratteneva allora in Firenze, dolendosi nelle sue lettere, che alcune si sperdessero, usate quasi pietre comuni ne i lavori che si andavan facendo. Questi ne scrisse subito al sig. Apostolo Zeno, perché rappresentasse a S.M. C(esarea) C(attolica) nella cui corte come Istorico e Poeta con sommo onore era trattenuto, esser interesse della sua gloria il provedere alla conservazione di così belle memorie romane; aggiungendo che, se le avesse fatte raccogliere e condurre a Vienna, avrebbe formato un insigne e importantissimo accrescimento al suo celebre Museo. Non ci fu mai monarca d’animo più augusto, anche per quanto riguarda le lettere, e il quale con più prontezza, e senza riguardo a spese, abbia sempre dato mano a quanto gli è stato per loro avanzamento suggerito e proposto. S.M. ordinò subito che si rispettassero, se ne raccogliesse il possibil numero in quelle parti, e si trasportassero a Vienna. Di tal raccolta e condotta fu incaricato lo stesso Ariosti. Si portò egli qua e là in più luoghi, e fece caricare 56 gran lapide a Carlsburg in quattro barche sul fiume Mariso, o sia Marisio, dal quale entrando nel Tibisco le fece travasare in altre atte alla navigazione di questo fiume, e del Danubio: ma per disgrazia una di esse affondò presso Seghedino, e non ci fu modo a riaverla, con che 18 lapide si son perdute. Arrivò con l’altre felicemente a Vienna» (Maffei 1737, pp. 168-70).

Per la sua edizione il Maffei si servì di una trascrizione fornitagli dall’Ariosti, il quale si preoccupò di allestire più copie della raccolta epigrafica, che Theodor Mommsen registra in C.I.L. III (Mommsen 1873, p. 157):

— WIEN, Oesterreichische Nationalbibliothek, ms. 8798 (Eugen. 26);
— WIEN, Oesterreichische Nationalbibliothek, ms. 9489 (traduzione latina del 1754, già appartenente alla biblioteca degli Agostiniani;
— BUDAPEST, Széczenyi Bibl , ms. 5;
— VERONA, Biblioteca Capitolare, ms. CCLXVII (238).

Le biblioteche qui indicate non collaborano ad alcun titolo al progetto qui presentato. Esse sono solo il luogo di conservazione del materiale manoscritto o stampa che interessa la ricerca. E’ importate sottolineare che i disegni dell’Ariosti sono l’unica documentazione grafica delle lapidi scomparse. Il manoscritto che si conserva nella Capitolare di Verona, oggetto degli studi qui descritti, fu acquisito dalla biblioteca per legato testamentario di Scipione Maffei, come testimonia l’annotazione a penna dello stesso Maffei sul margine inferiore del frontespizio: S.M.D.D. (Scipio Maffejus dono dedit).
Ne trascriviamo il frontespizio, riprodotto anche fotograficamente in Spagnolo 1996 e in Albarello 1997:

INSCRIZIONI ANTICHE/ TROVATE, E RACCOLTE TRA LE ROVINE/ DELLE QUATTRO PRINCIPALI COLONIE ROMANE/ DELLA TRANSILVANIA/ DAL CONTE GIOSEPPE ARIOSTI NOBILE BOLOGNESE/ FERRARESE, E SENESE CAPITANO D’INFANTERIA/ /NEL REGIMENTO GAIER./E PARTE DI ESSE/DAL MEDESIMO CONDOTTE IN VIENNA D’AUSTRIA/PER COMANDO/DELLA SACRA CESAREA CATTOLICA REAL MAESTÀ/DI CARLO VI IMPERATORE/DE ROMANI/L’ANNO MDCCXXIII


Sulla base di quanto riportato, il lavoro di ricerca sarà quindi organizzato come segue. Dopo il restauro del manoscritto si provvederà alla riproduzione fotografica in digitale del codice. Su tale materiale si potrà organizzare una riproduzione a stampa. Nel frattempo, avvalendosi di una riproduzione di servizio, gli studiosi inizieranno i lavori di trascrizione dei testi epigrafici e delle postille di Scipione Maffei, per questa fase ci si avvarrà dell´ausilio di personale a contratto. Si decideranno in primo luogo le modalità di trascrizione e di edizione, con particolare riguardo alla strutturazione degli apparati critici. La versione riportata dal manoscritto veronese verrà infatti collazionata con quella tradita dai testimoni conservati nelle Biblioteche di Budapest Vienna e Parigi. Successivamente, si provvederà, anche in base alle nuove acquisizioni ottenute, a scegliere i temi più importanti a trattare nei contributi scientifici. Alcune di queste tematiche sono attese e sono indicate al punto 2.4. Il progetto si concluderà con il lavoro per l’allestimento della stampa.

Partecipanti al progetto

Alfredo Buonopane
Professore associato
Simona Cappellari
Cristina Cappelletti
Professore a contratto
Fabio Forner
Professore associato
Stefano Lodi
Gian Paolo Marchi
Professore emerito

Attività

Strutture